Salerno, Consiglio Nazionale Cisal

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Cavallaro (CISAL): “Lotta alla pressione e all’evasione fiscale e contributiva per ridare fiducia al mondo del lavoro e rimettere in moto il Paese”

Salerno, 28 gennaio 2017 – «Un Pil 2016 ancorato allo zero virgola, un deficit (sia pure autorizzato dalla UE) e un debito pubblico in aumento, una spesa pubblica fuori controllo (che fine ha fatto la spending review?), una pressione fiscale solo formalmente ritoccata e, infine, la spada di Damocle delle cosiddette clausole di salvaguardia (aumento dell’Iva), ancora lì a dimostrare l’incertezza e la precarietà dei nostri conti pubblici». È impietoso il quadro generale del Paese illustrato dal Segretario Generale della CISAL, Francesco Cavallaro, nella sua relazione al Consiglio nazionale della Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori, riunito al Grand Hotel Salerno della città campana: «Nulla di rassicurante, purtroppo, a cominciare dal lavoro che non c’è, mentre la disoccupazione, specie dei giovani e delle donne, soprattutto nel Mezzogiorno, continua ad essere drammatica».
In materia di “equità previdenziale”, ha ricordato Cavallaro, chiara la ricetta della CISAL: «reale e definitiva separazione tra previdenza ed assistenza affinché le prestazioni di natura assistenziale (ovvero non coperte da versamenti contributivi) siano a totale carico della solidarietà generale (fisco); ripristino, sia pure graduale, di un sistema di aggancio delle pensioni all’andamento delle retribuzioni dei lavoratori attivi; eliminazione di ogni disparità di trattamento fiscale sulle prestazioni dei Fondi complementari pubblici rispetto a quelle dei Fondi privati, con contestuale recupero del danno provocato ai lavoratori pubblici dal colpevole ritardo del legislatore (1996-2012) per il mancato esercizio della delega; studio, nell’ambito dell’auspicata riforma fiscale, di una diversa tassazione del redditi da pensione».
E parlando della “Non Riforma Fiscale”, Cavallaro ha puntato l’indice su «un Paese che sopporta da troppo tempo uno dei fenomeni più odiosi per una società democratica fondata sul lavoro: l’evasione fiscale e contributiva. Circa un terzo della ricchezza prodotta (circa 570 miliardi) annualmente sfugge, infatti, ad ogni tipo di imposta sottraendo all’erario, dai 130 ai 170 miliardi di euro che potrebbero essere, invece, impiegati a sostegno delle Riforme (a partire da quella fiscale) per uscire dal tunnel ed imboccare finalmente la strada della crescita, dello sviluppo e quindi dell’occupazione e del lavoro». continua…

(Fonte: Fialp Cisal)


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